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Nel 2014 nasce la Compagnia Hanami, ( はなみ) significa "osservare i fiori" (da hana= fiori e mi= vedere), sempre sotto la direzione Artistica di Francesca Vasta che secondo nuovi codici e tecniche alternative al balletto classico, ma poco alla volta capaci di fagocitarne la secolare sapienza, ha aggiunto modalità creative più pertinenti a società profondamente trasformate, dove la danza è andata incontro alla vita anche nelle espressioni coreutiche di strada, in performance, installazioni e forme in cui il movimento convive senza più etichette nell’arte scenica o visiva tout court. Perché l’uomo danza? E non come danza... è proprio questa la domanda che la Coreografa pone ai suoi interpreti.
Tornare a una sorta di “ GRADO ZERO “ della danza, alla riduzione agli elementi essenziali del movimento: camminare, passeggiare e correre, preferibilmente a piedi nudi, tale da sentire la profondità delle nostre origini. In un tempo dove la regina del quotidiano è la tecnologia, che sta rendendo il corpo un elemento accessorio per milioni di nostri contemporanei, un’anomalia direi, un dispositivo imperfetto che deve essere migliorato e che alcuni sognano perfino di eliminare.
Il corpo sta diventando un residuo contro cui si scontra la modernità, e diventa tanto più difficile da accettare quanto più si riduce il numero delle sue attività dirette nell’ambiente. Questa nuova visione limita il suo campo d’azione reale, diminuisce il suo senso di consistenza, indebolisce la sua conoscenza e il suo magnetismo.
Ed è proprio nel contesto sociale e comunitario che la Compagnia si addentra, per cogliere il lato più nascosto delle persone, svelare la propria essenza, la parte più celata del nostro “ IO “, per ridare voce al corpo “ Tempio dell’anima “… cosa ci può essere di più intimo e spirituale di questo? Il più importante Leitmotiv del Teatrodanza di Francesca Vasta.

HARAMI Inspirato dal libro “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini
Regia e coreografia Francesca Vasta
Interpreti Jessica Antonini, Sabrina Ferrarini, Marzia Turnaturi, Francesca Vasta
Costumi Francesca Vasta
Disegno luci e scenografie Danilo Sbaizero
Produzione Compagnia di Teatrodanza HANAMI
In collaborazione con il Centro Professionale ROMA CITY BALLET

Seduta su una vecchia sedia con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente ignara di tutto cio’…
A ricordo di come soffrono le donne come noi " aveva detto. " Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso"…
Non c'è necessità di sapere troppo della trama, bisogna lasciarsi trasportare dagli eventi, dai passaggi generazionali, dalla storia che come una morsa attanaglia, stringe e strazia. Ci si commuove davanti alle discriminazioni, ci si arrabbia per le umiliazioni inflitte gratuitamente e si scopre un mondo, che per quanto già noto attraverso tv e giornali, non lo è mai abbastanza; ne comprendiamo le cause, il dolore, le ingiustizie.
Le sentiamo sulla pelle e sentiamo quanto male facciano. Il finale fa intravedere una speranza, anche se il presente ci insegna che il valore dei pochi non riesce a ribaltare ideali arcaici e radicati, troppo difficili da estirpare, ma è un inizio. E da qualche parte si deve pur partire. Il vero centro della “pièce” è il gesto, il movimento, la forza e il potere dei corpi, la coreografia totale, intesa come analisi dei possibili linguaggi corporali.
Una continua e costante ricerca sottoposta ad una ricostruzione e decostruzione di ogni passo e gesto del danzatore, che con svariate procedure si arriva a dar vita ad un movimento, verso un tempo che non è ancora arrivato, che però ha tante facce quante sono i suoi interpreti, in uno spazio dove la luce si dissolve e ci conduce nella speranza, con un energia che non viene regolata da fattori esterni ed estranei, bensì dal ritmo muscolare capace di accelerazioni e rallentamenti, sospensioni e rilassamenti.

TESSERE LA TELA DI CIO' CHE SIAMO Regia e coreografie Francesca Vasta
Interpreti Abatecola Irene, Ferrarini Sabrina, Perna Giacomo, Pezzotta Elisa, Pittari Ludovica, Rossi Chiara, Salvati Chiara, Spissu Giorgia, Marzia Turnaturi, Varamo Ilenia.
Costumi Francesca Vasta
Musiche Laurie Anderson, Philip Glass, Steve Reich
I fili sono le relazioni, il tessuto le informazioni, il vestito la conoscenza…Allora il futuro è anche tessere una nuova relazione con sé stessi, con l’oggetto che creiamo e con gli altri. …le relazioni sono dunque mosse dal desiderio, dalla curiosità e dalla profondità di ciò che siamo. L’abito di contraddittorietà di cui il nostro secolo è rivestito progressivamente ha innescato un processo di rinnegamento dei valori morali, dei principi etici, di uno status deontologico…È giunto il momento di recuperare de costruendo il nostro passato…con la capacità di plasmare il corpo dentro la danza e allo stesso tempo al di fuori della stessa…ogni movimento cosi come il tessere deve avere un significato.. Non deve essere casuale ma deve nascere da un’urgenza interiore…
IL LABITINTO DEL CORPO Il labirinto del corpo, ideazione e coreografia Francesca Vasta, musiche Abel Korzeniowski, Ezio Bosso e Arnalds Olafur, interpreti Vasta, Marzia Turnaturi e Giorgia Spissu, in collaborazione con Roma City Ballet.
Il labirinto del corpo è una ricerca personale che coinvolge la storia, le esperienze e le memorie dell’individuo che, attraverso il suo corpo, studia e unisce la dimensione fisica a quella spirituale ed emotiva. Esplorando se stesso, nella convinzione che ciò che è fuori di noi è la rappresentazione di ciò che abbiamo dentro e che ciò che ab

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